UN CONTRIBUTO PER LA GIORNATA MONDIALE DELLA LINGUA GRECA. Kalì glossa olò! - ZZIMBO', UN DORISMO "SCINTILLANTE"

19.02.2018   8:30 - 

di Pasquale Casile - 

Gentili amici della nostra comunità ellenofona ed ellenica, nel ricorrere della Terza Giornata Mondiale della Lingua Greca che quest’anno ha come tema “Le parole dei Greci”, vorrei con un fervido augurio - Kalì glossa olò! - dedicare a tutti voi il presente “scavo linguistico”. Si tratta di uno studio inedito che documenta per la prima volta l’uso idiomatico tra i Greci di Calabria del vocabolo zzimbò, un dorismo “scintillante” da me recentemente raccolto, il cui significato etimologico ci offre una valida chiave di lettura per spiegare e analizzare efficacemente anche l’origine dorica della parola zzìmba.

Iniziamo la nostra indagine, aprendo l’ultimo volume del celebre dizionario dei Greci del Sud Italia (Ιστόρικον Λέξικον) del Karanastasis (Atene 1992), tomo quinto, alle pagine 216-17. Scorriamo il dito fino a raggiungere il lemma zzìmba e, leggendo attentamente, ricaviamo le seguenti informazioni utili: 1) il Rohlfs collega il vocabolo zzìmba all’antico sostantivo greco ζεύγμα (zìmma), malgrado questa soluzione etimologica – sottolinea giustamente il Karanastasis – non lo abbia mai del tutto soddisfatto. 2) L’Alessio e il Ribezzo propongono invece come possibile antecedente la voce κύμβη, ipotizzandone l’ingresso nel lessico greco-calabro per il tramite del latino cymba (scafo, nave); ma anche questa seconda ricostruzione, giudicata valida dal Karanastasis, perché ha il pregio di accordarsi meglio dal punto di vista fonologico al termine in questione, non convince noi sia sul piano storico che su quello semantico. 3) Infine troviamo la suggestiva e alquanto funambolica tesi del linguista greco B. Favis, che suggerisce una presunta forma *γύπη, risultante dalla trasformazione delle lettere κ-β > γ-π, contenute nella parola κύβη, base etimologica derivante da κύβος (cubo, cumulo, mucchio di terra, giaciglio per animali).

Tutte queste tre ricostruzioni lessicali presentano a nostro avviso un grave limite: innanzitutto non partono da un’analisi concreta e dettagliata della società grecanica; infine non considerano i campi semantici verbali attraverso cui si genera e si ripropone a distanza di secoli (e millenni!) il linguaggio simbolico-affettivo uomo-animale, tipico del mondo contadino magnogreco.

In effetti nella Bovesìa chi conduce un maiale nel o dal porcile il più delle volte lo induce con un fare gentile, alla maniera affettuosa degli antichi Greci, allettandolo con il gioioso richiamo di “zzimbò!” (dentro) e “fora/òzzu zzimbò” l’equivalente di “ambatò!” (dentro) e “sciò-mbatò!” (fuori) per il pollame. Ma che vuol dire nel linguaggio comune grecanico zzimbò? E quale grado di parentela linguistica intercorre tra esso e la voce zzìmba? Rispondiamo subito.  

Il sostantivo femminile zzìmba (porcile) è vocabolo connesso semanticamente al verbo zzimbò “bevo insieme”, lo stesso verbo da cui trae origine il termine “simposio”, tanto caro ai filosofi (Platone), ai poeti della classicità (Archiloco) e, ovviamente, anche agli uomini di spirito; qui, nello specifico, si compone di due elementi grammaticali, ossia il prefisso συν (“insieme”) + il verbo greco dorico πώνω (“bevo”) > πώ (nella forma contratta), secondo i seguenti passaggi fonetici: συν > ξυν + πώ = τσυμπώ (zzimbò). Zzimbò tuttavia, con il passar del tempo, per analogia con il sostantivo ambatò (pollaio), diverrà nel dialetto romanzo dei paesi dell’Area Ellenofona l’equivalente maschile di zzìmba.

Quindi, in buona sostanza, zzìmba è parola che intende la “fonte comune”, da συν “comune” + il sost. gr. dorico παγά “fonte”: ξυν + πά (forma contratta) = τσυμπά > zzìmba (con spostamento dell’accento), il luogo da cui i maiali traggono la loro preziosa “fonte” di vita, celebrando alla maniera morigerata degli uomini astemi, un loro simposio fatto di abbondante broda, cioè acqua, ortaggi, legumi o cereali (“mbiveruni” nel dialetto calabrese), attingendo a piene fauci da una comune coppa scavata nella pietra, denominata in grecanico scìfo (σκύφος). Tutto ciò pertiene al lessico specifico e simbolico del simposio.

Concludendo, mi pare di avere fin qui dimostrato la piena validità di un siffatto approccio metodologico e ricordo a quanti hanno a cuore la lingua, la cultura e la filosofia (non solo enoica) dei Greci di Calabria, che il bere insieme, con intelligenza e moderazione è per noi tutti una specie di dovere civico che rinsalda la comunità, migliora l’uomo e, a detta dei nostri nonni, migliora anche il vino, perché Το κάλλιο κρασί έναι κείνο, που πίννεται στο σπίτι των αδδώ (il vino migliore è quello che si beve in casa d’altri).