Storie del passato: U prèviti i Roccaforti

28.06.2017  20:50 - 

di Filippo Violi - 

Tra le tante “mottette” cantate dai gruppi folk che ritroviamo in giro per la Calabria, ce n’è una che mi ha lasciato perplesso e che parla di un prete di Roccaforte che sarebbe scappato con una donna di Bova. Il testo dialettale è questo: Lu prèviti i Roccaforti, sa fujiu na Bovisciàna, malanova chi jiviru forti, pariva un ventu di tramuntana (il prete di Roccaforte scappò con una bovese, accidenti come fuggivano sembravano un vento di tramontana). Incuriosito dal fatto ho chiesto a un mio cugino, Carmelo Siviglia, appassionato di ricerche presso l’archivio vescovile, di vedere se ci fosse qualcosa in proposito. La ricerca ha dato i suoi frutti. Il fatto è vero, però il prete in questione non era di Roccaforte bensì di Bova. Nato a Bova nel 1911, prete nel 1936, era stato mandato a Gallicianò dopo essere stato deportato a Trento a causa della sua scarsa moralità. Ritornato a Bova era stato destinato a Roghudi, e successivamente di nuovo a Bova nella Chiesa di San Rocco. Qui si era innamorato di una sua vicina, la signorina Z.  sposandola civilmente.  Successivamente aveva preso il diploma magistrale ed era sparito dal paese avendo paura delle ritorsioni. Ritornato a Bova negli anni 60, si sposò col rito religioso.

Il prete era definito di Roccaforte perché li svolgeva la sua missione, ma era bovese purosangue si chiamava P. ed era il figlio del sacrestano P.L. ed aveva rapito, col il consenso della stessa donna, la bovese signorina Z., una ragazza bellissima che tra l'altro aveva antenati di Gallicianò e a Casalnuovo d'Africo. Considerato il fatto che all’epoca (siamo ancora in piena grecità), tra i vari paesi dell’area c’erano tradizioni di reciproca ostilità, soprattutto nei confronti degli abitanti di Roccaforte. Non si riesce ad immaginare come i bovesi avrebbero potuto accettare l’onta se un prete di Roccaforte avesse fatto loro un’offesa di questo tipo.  Si veda in proposito questo canto grecanico

O floghimèni na’ne i Vunitàni!

Mbènnusi risolùti stin dulìa:

pàu na kàmu to màvro kuràdi,

ce i prevìteri to kànnu ta pedìa.

Delègondo èna viàggio sto ddomàdi,

jà n’accettèspu tin curnuterìa.

 

Siano arsi gli abitanti di Roccaforte!

si mettono risoluti al lavoro:

vanno a fare il nero pane,

e i preti gli fanno i figli.

Ritornano una volta la settimana,

per accettare la loro cornutaggine.