Quell'affascinante 'Baia dell'ippocampo' tra magia. storia e leggenda, come la vede il critico letterario e d'arte Maria Drosi

07 settembre 2017    11:56

Posted by Domenico Salvatore

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  La favolosa 'Baia dell'Ippocampo' (stellamarinasoverato.it)

 

Una striscia di terra, che a guardarla da sottocosta, appare sinuosa rientranza di sensuale candore. Dischiusa alle carezze delle onde, ora uguali e basse, ora irregolari e increspate, ora spumeggianti; con ritmo sincronizzato alle brezze e ai venti, di terra e di mare.

LA BAIA DELL’IPPOCAMPO NELLA PERLA DELLO JONIO: LUOGO DI MARE E DI PRIMATI

 

 di Maria Drosi

 

Un nastro ceruleo di costa, che si snoda tra calette e ricami di piccoli fiordi e che, avvolgendosi dolcemente nelle grotticelle preelleniche, si scioglie nelle levigate insenature di quella che fu la greca Poliporto.

Una striscia di terra, che a guardarla da sottocosta, appare sinuosa rientranza di sensuale candore. Dischiusa alle carezze delle onde, ora uguali e basse, ora irregolari e increspate, ora spumeggianti; con ritmo sincronizzato alle brezze e ai venti, di terra e di mare.

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Uno specchio d’acqua, sfaccettato in mille e più cristalli, armonizzato ai colori che il promontorio sovrastante, rigoglioso di flora mediterranea, elargisce con dovizia di sfumature, piegandola alle suggestioni delle stagioni. Fenomeno di straordinario impatto visivo.

Trecento metri di profondità, poco più, poco meno; e fondali popolati di folte praterie di posidonia, che accende luccichii di smeraldo, in equilibrio naturale costante col  padrone di casa, l’ippocampo.

A renderlo regale, la torre di Carlo V di Borbone. Il vecchio bastione, che veglia a ridosso del Parco marino protetto, unico habitat  nel Mediterraneo, per il timido cavalluccio marino, elected symbol della fluorescente Perla dello Jonio .

La Baia dell’ippocampo : un golfo nel golfo.

Qui, l’attrazione della luna è più forte e non secreta i misteri e le leggende, né la storia. Aleggiano, sulla tragedia di Eutimo e Caritea , sul naufragio dell’epico Ulisse, sull’amore fanciullo della dolce Nausicaa, sulle sparse vestigia di secoli passati .

Il mare è quintessenza riflessa di cielo, qui, “dove il vento mai tace”, dicono i marinai; e Virgilio, “naufragum Scylaceum”; già noto a Tucidide, che racconta il viaggio di Gylippus, lungo le coste dei Bruthium, fino all’approdo in un’ampia baia.

“A distanza di migliaia di secoli, il mare è ancora lì a testimoniare una verità il cui significato spesso ci sfugge. Nessuna conoscenza, nessuna sensazione, nessuna esperienza è superiore a quella del mare” (Romano Battaglia).

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Forse questa verità è il motivo di scelta per Homar Leuci. Il protagonista dell’apnea italiana, internazionale e mondiale, che volle consacrare la Baia dell’ippocampo a  luogo di primati mondiali, celebrandone , proprio qui, riti e liturgie. O forse la percezione di luogo, dove le correnti salgono e scendono come infinito respiro e nel quale, complice della sua irrequietezza, potersi abbandonare alle maree, per tempi prodigiosamente ampliati. O forse ancora, l’aver ravvisato in essa, come scrive Luis Sepulveda, “l’arco di ingresso al tempio dei sogni” e, varcatolo, aver trovato il suo mare.

O forse per ricercare la felicità, affannoso anelito dell’uomo di sempre. Nella visione di Irène Némirovsky, quando scrive che “non si può essere infelice quando si ha l’odore del mare, la sabbia sotto le dita, le brezze marine tra i capelli”.

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Ma le passioni non hanno motivazioni e perché: sono come il mare, che è senza strade, senza sillogismi, senza spiegazioni. Homar Leuci ha una sua filosofia estremamente semplice e complessa. Quanto la vita e quanto il mondo.

“….L’idea dell’uomo - egli confida in un’intervista - che con atto respiratorio raggiunge le profondità più segrete degli abissi, mi ha sempre affascinato, e più intimamente è la curiosità di spingersi là dove nessuno è mai arrivato, che mi ha fatto appassionare a questa disciplina”.

 

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  Soverato 'caraibica', (booking.it)

 

Ha celebrato e conseguito in questo luogo di mare, con tenacia e coraggio, tuti calabresi, lui, milanese doc, i più alti traguardi a livello di mondo.

Lo ha fatto non per ambizione, non per vanagloria; ma per dare senso, per una sfida alla pari, per un “chissà” da esplicitare a se stesso, nel momento dell’immersione, “grande esperienza di autoascolto”(Marcello Polacchini).

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“Nelle città senza mare… chissà a chi si rivolge la gente per ritrovare il proprio equilibrio”, scrive Banana Yoshimoto.

Forse alla luna… forse per quel significato e senso espresso da Homar Leuci , nel libro “Nuotando tra gli squali”, di cui l’apneista è autore o in “Profondo Homar”, cortometraggio, che lo vede protagonista e vincitore della Mention d’Onneur al Film Festival FICTS.

O forse per gioco.

“Ah, io non chiederei d’essere un gabbiano, né un delfino; mi accontenterei d’esser uno scorfano, pur di ritrovarmi laggiù, a scherzare in quell’acqua”(Dacia Maraini).

E quell’acqua lo accoglie. L’acqua della Baia dell’Ippocampo. Dove , in questi giorni, si sta esercitando per il prossimo impegno di guinness dei primati. In quest’acqua, dove ha concretizzato e stabilito, con la profondità di 72 metri, il Nuovo Record Italiano, nonché la Migliore Performance Mondiale, di Immersione in Apnea in Assetto costante senza Attrezzi (CNF), tuffo da 2minuti e 49 secondi.

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Ed ancora, il Record Mondiale, nell’Assetto costante e variabile di 131 metri in 2’ e 55” e il Nuovo Record Italiano assoluto in Assetto costante, con profondità 104 metri in 2” e 57”, nonché il Record Mondiale in apnea e di specialità rana profonda.

In quest’acqua, che non lo ha mai tradito. In quest’acqua, che sempre lo accoglie e lo avvolge, quale tenera madre. In quest’acqua, nella quale si sente accolto come ritorno di figlio. Ed appagato, prima di ogni rientro nella sua nebbiosa terra milanese.

E quando l’ansia di nuove  sfide inonderà le sue ore, penserà ed avrà certezza di un luogo di mare, la Baia dell’Ippocampo nella Perla dello Jonio .

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“Il luogo dove - parafrasando Paracelso - vi è più energia al mondo, dove l’elemento acqua si unisce all’elemento terra. In riva al mare, al sole, dove l’elemento fuoco è presente, l’energia è ancora maggiore. A cui si unisce la forza dell’aria, data dalla brezza del vento”.

Maria Drosi

 

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