Melito Porto Salvo (rc) Ma c'è ancora la libertà di stampa ? Il Comune nel mirino del Quotidiano del Sud, 'stampa ostracizzata'

 Melito stampa boicottata

05 maggio 2017   11:47

Posted by Domenico Salvatore

Nessuna sorpresa o meraviglia. La storia è lunga. Cronisti, con tanto di nome e cognome messi alla berlina ed alla gogna se non oggetto di attacchi beceri da sciacalli scatenati, iene maculate alla ricerca di cadaveri ed avvoltoi assetati di sangue

MELITO PORTO SALVO (RC) MA LA LIBERTA' DI STAMPA E' SEMPRE STATA UN OPTIONAL

Domenico Salvatore

Non abbiamo mai fatto di tutte le erbe un fascio. Non sarà mai.

Dentro la città e dentro il Consiglio Comunale, ci sono state e ci sono ancora, persone per bene, intelligenti,  acculturate, tolleranti, rispettose della democrazia e della libertà di stampa.

Ed anche questa è la nostra opinione. Avversata dai bastian contrari, doppiogiochisti, cerchiobottisti e voltagabbana, banderuole e canne al vento.

Quando non la pensiamo come loro, si muove la macchina del fango.  

Per vendetta o per reazione rispetto a qualche fatto, episodio o circostanza e squallidi interessi inconfessabili. Una rappresaglia peggiore di quella mafiosa.

Il giornalista è solo. Non ha amici ma soltanto avversari; ed anche rivali, per gelosia di mestiere ed altro.

Un giornalista non dovrebbe sbagliare mai! E perchè? Solo Dio è perfetto.

Errare humanum est, perseverare  autem diabolicum!La politica (non tutta) è contro la stampa.

Basterebbe vedere le ultime vicende per rendersi conto. Politica forcaiola e giustizialista

Dall'altra parte c'è la vittima sacrificale da tenere sotto scacco, controllata e ridimensionata.

Alla faccia della democrazia. Abbiamo detto e scritto che il lettore sovrano, abbia il diritto sacrosanto ed inviolabile all'informazione.

E’ anche per questa ragione che talora non abbiamo querelato per diffamazione.

Prima però, dev'essere informato il giornalista; quasi sempre boicottato, sabotato, intralciato,  disturbato, ostacolato ed impedito, se non umiliato e perseguitato da corvi gracchianti, iene ridens, tigri del Bengala, avvoltoi delle Ande, serpenti a sonagli e cobra, piragnas dell'Orinoco o della Guyana ecc.

Sempre pronti e disponibili a vomitare palate di fango. A prescindere.

Di presenza, sui mass media: giornali, radio e televisione, agenzie di stampa, su Facobook e così via. Delle querele, denunzie se ne fanno un baffo.

Finchè non mettono un piede sul primo gradino di un Tribunale della Repubblica; dopo quello dello studio legale di un avvocato. Finita l'euforia e l'incontinenza bisognerà mettere mano al portafogli.

Giornalisti sgraditi in Consiglio Comunale e non solo? Dejà vu! E dov'è la sorpresa?

Non solo siamo stati cacciati dai ‘Palazzi’, in ogni epoca della storia e presi a male parole. Ma soprattutto siamo stati regolarmente ignorati e sabotati.

Questo è niente in confronto all'ignavia degli stessi giornali che non ci difendevano. Anzi.

Non potevano rischiare gl'introiti diretti ed indiretti. Meglio licenziare in tronco e senza spiegazioni, un corrispondente scomodo.

Solidarietà dei colleghi o dei consiglieri ed assessori? Prossima, allo zero. Ma di che cosa stiamo parlando. Ma per carità!

Ieri (ed oggi) toccava a noi. Ora, tocca ai nuovi attori dell’informazione.

Ingiuriati, offesi, avviliti e sviliti, vilipendiati, boicottati e chi più ne abbia, più ne metta. Pater dimitte illis quia nesciunt quid faciunt.

Noi siamo stati a loro fianco ed anche ora lo siamo; ma non è una solidarietà di parata e convenienza.

Ci siamo accreditati alla ‘Casa Rosada’ da una vita. Facciamo cinquant’anni, dai!

A Palazzo San Giuseppe ci conoscono bene. Abbiamo insegnato a Melito Porto Salvo per 25 anni, un quarto di secolo.

Figli dei sindaci, consiglieri ed assessori, figli dei primari dell’ospedale, figli della così detta Melito bene e meno bene; sanno chi siamo.

Con i sindaci & company, non siamo mai andati d’accordo. Nonostante il nostro equilibrio, noto (e talvolta, pubblicamente celebrato, sia pure a denti stretti) urbi et orbi.

Ma non ci siamo mai serviti dei giornali per fare i nostri comodi.

Come direttore di testata, benchè figlia di un dio minore, abbiamo avuto mille volte l’occasione per farlo, se non la tentazione. Sicuramente la ragione.

 

Noi abbiamo un concetto sacro della comunicazione. Prima viene la notizia. L’informazione.

Per questa cocciutaggine abbiamo pagato prezzi inimmaginabili. Che non è solamente il semplice attentato o la minaccia di morte.

Ne abbiamo subìti parecchi. Molti denunciati alle forze di polizia. Scripta menent, verba volant.

L’automobile, la macchina fotografica, l’arma, lo scooter, le aggressioni fisiche.

Ma non siamo eroi della frontiera e della prima linea. Né ci siamo mai atteggiati. Sebbene qui, ci viviamo da mezzo secolo.

Abbiamo sempre cercato di esercitare il nostro mestiere, senza speculare né sul capobastone della ‘ndrangheta arrestato o defunto, né sul piccolo delinquente.

 

 STAMPA SOTTO LA MANNAIA?

 

Avendo un rispetto sacro per le vedove, gli orfani, i boat people, i diseredati, i deboli, i poveri ecc.

Da sempre abbiamo sfogliato i giornali quotidiani a tiratura locale (ed anche nazionale), perciò abbiamo sempre il quadro della situazione.

Quante volte abbiamo detto e scritto sulla libertà di stampa.  Inesistente o latitante. Per ciò che serva…

La comunicazione in questa remota parte dell’Italia repubblicana è desaparecida. Non diciamo all’anno zero, ma ci manca poco.

Eppure, sono cambiati gli strumenti. Oggi sul territorio sono presenti da dieci a quindici testate, per difetto. E non citiamo i ‘giornalisti’ del web, che sono un esercito ed informano ( o disinformano) h 24.

Tempi grami per i pennivendoli, scribacchini, ficcanasi, imbratta carte. Per quelli che come dicevano il Presidente della Repubblica ed il Papa, non si piegano.

Per quelli che osano tenere la schiena dritta. Che non si fanno corrompere.

Non è soltanto degenerazione della libertà o della democrazia, malcostume, malafede o cattiva mentalità

Prendete la diffamazione a mezzo stampa in discussione al Parlamento da anni.

Sta prendendo piega, finalmente la richiesta dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti e della FNSI.

In Europa è giurisprudenza acquisita e consolidata, oramai nota agli addetti ai lavori.

Se il giornalista viene assolto, nel processo per diffamazione,  a pagare sarà il querelante. Non solo le spese processuali, ma anche il risarcimento.

Vedremo se sarà vero. Il nostro scetticismo non ha niente a che spartire con la cultura del sospetto, né con quella della rassegnazione.

Hanno preteso che ci accreditassimo, di nuovo. Ancora. Testata, indirizzo di residenza, telefono e telefonino, e-mail ecc..

Per la proprietà commutativa, invertendo l’ordine degli addendi il risultato non cambia.

Nella nostra posta elettronica non si vede niente. E nulla si vede dentro la nostra cassetta di posta ‘ordinaria’. Ma anche il telefono è muto.

Non ci chiamano, nemmeno gli operai licenziati od i sindacalisti…Me la vedo io!

Il passaparola funziona bene. Meglio della Legge. Guai a voi se passate uno straccio di comunicato a quel giornalista. A quella testata.

Le istituzioni? Stendiamo un manto di carità sulle disfunzioni, complicità, connivenze, connubi, omertà, ignavia.

Il nostro non è uno sfogo e nemmeno una pubblica denunzia. Al massimo una presa d’atto.

Della solitudine, dell’isolamento, dell’anonimato. Qui non siamo nel terzo mondo, ma nel quarto, forse quinto mondo.

Ma quale libertà di stampa.Siamo sotto la soglia dei Paesi sottosviluppati od in via di sviluppo. Vergogna!!!Qui habet auries audiendi audiat.

 

Domenico Salvatore