“L'economia collaborativa” nell'era della globalizzazione.

28.02.2018  20:00 - 

di Roberto Maddaloni - 

Si chiama Sharing Economy o “economia collaborativa” e si riferisce “ai modelli imprenditoriali in cui le attività sono facilitate da piattaforme di collaborazione che creano un mercato aperto per l'uso temporaneo di beni o servizi spesso forniti da privati”. Nascono così le piattaforme digitali, le cui tecnologie favoriscono modelli di businnes che si basano sul noleggio di beni e servizi con l'obiettivo di ridurre il loro sottoutilizzo o l'uso inefficace. Circa duecento piattaforme, la più importante è UBER, il cui fondatore, Travis Kalanick, ha inteso creare in ogni città e/o paese un'alternativa di trasporto urbano molto più economica rispetto a quella tradizionale (i taxi), scontrandosi aspramente con il corporativismo della categoria. E ciò a prescindere dal rapporto controverso che questa società ha avuto con le regole del mercato, tanto da ingenerare spiacevoli conseguenze a carico del suo ideatore. Ma anche altre piattaforme, note pure a molti di noi, tipo: AIR BNB, APPLE, FACEBOOK, GOOGLE, AMAZON, quanto per citare le più conosciute ed importanti. Un rapporto di una grande Società stima che queste piattaforme crescano del 10% su base annua e che siano cresciute del 40% rispetto al 2014. Uno studio dell'Università di Pavia colloca in 3,5 miliardi di € il giro d'affari annuo in Italia generato dalla “economia collaborativa”;  25 miliardi di € nel 2025. A livello europeo, secondo un altro studio, le transazioni nei cinque principali settori di finanza, alloggi, trasporti, servizi domestici e servizi professionali nel 2025 raggiungeranno i 570 miliardi di € di controvalore, con ricavi per 83 miliardi di €. Bene! Prepariamoci allora a concludere, tramite web, locazioni ad uso abitativo, contratti di ricettività turistica, scambio casa, contratti di mobilità forniti da società o da privati che offrono la propria auto, utilizzo condiviso di automobili private fra un gruppo di persone con il fine di ridurre i costi di spostamento, servizio di ristorazione domestica svolto da persone fisiche dentro le loro abitazioni dove vengono preparati i pasti, finanziamenti alla pari mettendo a diretto contatto finanziante e finanziatore; attività che “consentono a un soggetto di rivolgere un invito pubblico a raccogliere fondi per un progetto specifico”. E via di questo passo con chi “più ne ha, più ne metta”. Certo è che queste piattaforme digitali, sopratutto nel campo dell'editoria, turismo e commercio hanno impresso un'accelerazione che è una sfida per i modelli di businnes, modificando il sistema e le strutture di mercato, riducendo le barriere protettive per settori e categorie professionali, abbattendo i costi delle transazioni. Ma è anche una sfida per i nostri Codici, le nostre leggi, la nostra classe politica dirigente, i nostri giudici, lumaconi, e la nostra burocrazia farraginosa e strafalciona, chiamati a ritmi di adeguamento supersonici. Senza contare che entrano in gioco altri fattori che riguardano la condotta di queste piattaforme in termini di protezione della privacy, di garanzia della concorrenza, di lotta all'elusione fiscale

Ma questo riguarda il futuro prossimo e già, sia pure timidamente, i singoli Stati e l'UE stanno incominciando a metterci mano. L'accelerazione delle azioni, la fusione delle aziende e la loro moltiplicazione a macchia di leopardo su tutto il pianeta, il cavalcante businnes, l'impetuosa sopravanzata della tecnologia digitale, l'abbattimento delle barriere doganali e delle frontiere, nonché dei tempi di percorrenza delle merci, delle cose, delle persone, in una parola, l'ormai inarrestabile globalizzazione, in senso lato, tutto ciò apre la finestra su un mondo avveniristico in cui ciascuno di noi, tra l'altro diventa attore e contemporaneamente convenuto e potrà soddisfare le proprie aspettative, i propri bisogni standosene comodamente seduto a casa propria. È proprio vero? Staremo a vedere.

 

DI REDAZIONE

Fonti per approfondimento

Bibliografia

Sharing economy. Perché l'economia collaborativa è il nostro futuro di Davide Pellegrini (Hoepli)

La società a costo marginale zero. L'internet delle cose, l'ascesa del «commons» collaborativo e l… da Jeremy Rifkin

La sharing economy. Dai rischi incombenti alle opportunità possibili da Vincenzo Comito

The Sharing Economy: The End of Employment and the Rise of Crowd-based Capitalism