"La nostra religione è educare noi stessi"

1.05.2017 -  

di Virginia Iacopino - 

 

Se solo vi fosse concordia tra noi, se ci sottomettessimo ad una sola giusta autorità. Allora turchi, arabi e persiani insieme sarebbero loro i nostri vassalli. Noi curdi sapremmo costruire il nostro stato e la nostra religione educare noi stessi più dotti e più saggi“.

 

Il poeta patriota Ahmad Khany con questi versi invita alla coesione e alla edificazione di uno stato curdo unitario. Egli biasima la spartizione del territorio curdo impostata dagli ottomani e persiani. Dopo la morte del profeta Zoroastro riformatore dell’Iran antico circa mille anni A.C. nel Kurdistan fecero irruzione gli invasori arabi, conquistarono Mosul e la resistenza curda fu repressa nel sangue.

 

Distrussero tutti i loro templi sacri dedicati al culto del fuoco. Gli arabi volevano convertire con la forza brutale i curdi definendoli discendenti di spiriti maligni. La resistenza contro di loro serpeggiò per secoli e i curdi ribelli furono trasferiti nei territori del nuovo impero e rassegnati, in maggioranza, fecero fede alla religione musulmana senza però praticarla nelle forme rigide diffusa fra i loro corregionali dei paesi confinanti. E questo vale ancora oggi.

 

L’indebolimento del potere centrale dell’Islam rese allora possibile l’introduzione di un nuovo ordine delle dinastie curde rispetto al passato. Il saggio condottiero Saladino famoso per la sapienza e bontà d’animo trattò il popolo curdo alla stessa maniera di tutte le popolazioni islamiche. La nascita dell’impero ottomano è dovuta ad una piccola tribù turca guidata dal condottiero Omar che conquistò, col tempo, tutta l’Asia minore e si attribuì il titolo di sultano.

 

Maometto VI chiamato padre dei turchi fu l’ultimo sultano dell’impero ottomano. Nella prima guerra mondiale fu sconfitto è il suo impero andò in frantumi. Accettò il trattato di riconciliazione di pace di Sevres (10 agosto 1920) che prevedeva anche il suo dovere-incarico alla smobilitazione delle forze armate turche. Egli tergiversò, il suo nascosto pensiero era quello di ricostruire l’impero ottomano con la sua resistenza.

 

Per i curdi il trattato di pace-riconciliazione fu il primo simbolo di speranza di riscattarsi dalla loro schiavitù. Festeggiarono con canti, danze e preghiere rivolte al saggio Saladino: O Saladino! tu non puoi più vedere con i tuoi occhi il risultato di una politica crudele e sbagliata che oggi porta il Kurdistan alla distruzione. Sei stato tu a dare agli arabi e agli islamici la potenza ma non quella di massacrare i tuoi figli curdi. Ci si illudeva che finalmente si aprisse uno spiraglio di luce pacifica.

 

Ma da un giorno all’altro la logica della riconciliazione del trattato di Sevres fu sostituita dalle rappresaglie. Gli Stati Uniti, la Francia, l’Inghilterra, l’Italia e la Russia alleati per la liberazione avanzarono alcune proposte per l’assestamento del futuro dell’ormai monco impero ottomano e del Kurdistan che fin da allora incominciava a sparire dalla carta geografica perché sia il governo turco sia quello siriano si rifiutarono di riconoscere l’esistenza di una regione curda escludendo il Kurdistan dal territorio dei giacimenti petroliferi.

 

Cosa stava accadendo? Perché le truppe alleate non si ritiravano come aveva fatto la Russia? L’Inghilterra era venuta a conoscenza della presenza di vasti giacimenti di petrolio nell’area di Mossul per questo nel corso della guerra l’aveva già militarmente occupata, ma per essere il padrone assoluto doveva sbarazzarsi della Francia e dell’Italia cosa rischiosa.

 

L’unica soluzione fu di formare fianco a fianco uno stato Armeno, uno stato Turco e uno Curdo. Nel giro di tre anni il trattato di Sevres fu sostituito da quello di Losanna riconoscendo alla Turchia lo stato sovrano in cambio della sua rinuncia ad ogni pretese sui territori non turchi. Non si fece più parola di autonomia e di uno stato curdo perché si disse che i veri rappresentanti dei curdi sedevano al loro fianco rappresentati da Mustafà Kemal promosso Pascià generale che doveva garantire la piena tutela della vita e della libertà di tutti gli abitanti senza alcuna distinzione di nascita, di lingua, di razza e di religione. Queste proposte furono solo una messa in scena per tranquillizzare gli alleati.

 

Di fatto Kemel negò ai curdi la loro identità etnica e culturale e con sottigliezza spregiudicata li definì curdi di montagna. Si accesero le contestazioni dei movimenti curdi di sinistra e di destra che nei cortei applicava la strategia della guerriglia contro i turchi; questi erano i seguaci di Kemel che lo avevano battezzato il Mussolini turco.

 

Per fermare tale disordine si pensò di dichiarare nulli tutti i trattati e i diritti dei curdi addossando ad essi il disordine sociale. I turchi di Kemal come quelli di Mussolini esercitavano indisturbati la loro atroce vendetta sui curdi, con la stessa crudeltà con cui i turchi del sultanato avevano massacrato Greci, Armeni, Bulgari ecc. Oggi il sogno di Erdogan è quello di ricostruire una grande Turchia. Intende risuscitare i fantasmi dell’antica rivolta per instaurare l’impero simile a quello ottomano. Cerca di sfruttare il vuoto lasciato dal collasso dell’Unione Sovietica e della guerra che l’America e l’Europa stanno effettuando contro il terrorismo. Su un terreno sbagliato molto scivoloso si impantanò la politica di Obama che intendeva ridurre la Russia ad una identità regionale.

 

Lo scopo principale sta che gli americani vogliono diffondere ovunque le loro idee di democrazia minando, con le loro guerre, la stabilità dei paesi che, come la Russia, professano culture, religione e tradizioni diverse. Ci si chiede se Putin ha ragione a considerare gli americani pericolosi e sovversivi.

 

Cosa cambia se la Turchia lascia l’occidente? Il presidente Erdogan vorrebbe farsi califfo supremo e crede che sarà lui a risolvere definitivamente l’ordine mondiale che sta crollando. Dello stesso parere è Trump che vuole rifare grande l’America in declino malgrado la proliferazione delle armi atomiche di cui sono fornire quasi tutte le nazioni.

 

Una bomba tira l’altra. Molti studiosi affermano: se le due Coree non esistessero bisognerebbe inventarle per equilibrare il triangolo Stati Uniti, Cina e Giappone. La lezione di Saddam prima e Gheddafi poi spazzati dalla prima potenza mondiale americana e i loro alleati è vivissima Quale alleanza di pace globale si potrà prevedere?

 

La vita dolorosa di milioni di uomini si incrocia con la giusta lotta rivoluzionaria di Mustafà Barzani e Abdullah Ocalan che se non fosse stato rapito e condannato a morte avrebbe potuto incominciare a sedare la lotta secolare tra Curdi, Iran e Iraq. Ocalan aveva posto la questione curda sotto i riflettori della politica internazionale. Era un secondo Mandela, un secondo Gandhi, un secondo Che Guevara.

 

Per questo lo si volle uccidere nell’illusione folle di decapitare la pace e la giustizia nel mondo. Pietro Ingrao e molti intellettuali comunisti si erano lucidamente accorti della grandezza di questo partigiano del Kurdistan difensore dei diritti non solo del popolo curdo. Gli Stati Uniti, l’Unione Europea, la Siria, il Canada, l’Iran, l’Australia lo definirono terrorista ma molti furono i suoi difensori che sostennero la legittimità della battaglia a favore del popolo curdo ma nessuno riuscì a strappare al proprio governo la concessione dell’asilo politico che Ocalan chiedeva.

 

Solo rifondazione comunista italiano ha sperato fino all’ultimo di farcela ma la minaccia di boicottaggio verso le aziende italiane spinse il governo D’Alema a riflettere. Peccato. Si perse tempo nell’interpretazione degli art.10 e 26 della Costituzione Italiana ma il guaio era purtroppo commesso. Non si fece in tempo a dare ad Ocalan la cittadinanza che il sindaco di Napoli De Magistris aveva concesso.