'Domani, chiameranno domani' di Andrea Salonia, Mondadori editore, per il critico letterario Rosa Marrapodi è "un interessante, riuscito romanzo che ti avvince da subito"

08 settembre 2017    19:46

Posted by Domenico Salvatore

 

(La fonte del materiale fotografico è il web, come la foto  di Bresciaoggi)

 

Il protagonista, annientato dalla pesante tegola che improvvisamente gli è caduta addosso, non è più lo stesso uomo; sente, pertanto, il bisogno di stimoli nuovi per non sentirsi finito e fallito, in balia di una giustizia lenta, polverosa, insensibile alla sua legittima esigenza di essere ascoltato.

 

Trama del libro

Augusto C. è esperto dell'acciaio, sa riconoscere "l'odore degli altoforni, il rosso del fuoco, l'arancio caldo del metallo fuso, il crepitio del farsi materia solida e il suono delle sirene d'allarme" dell'acciaieria di cui è direttore, la più grande e importante d'Italia. In fabbrica, i suoi dodicimila dipendenti sanno tutto di lui: quando entra in ufficio, quale macchina guida, se è al cellulare e "se bestemmia il cielo e urla". Eppure adesso non sanno se piange la sera, e di certo non possono immaginare come trascorre le sue giornate senza fine, recluso in casa agli arresti domiciliari, accusato di aver riversato materiali dannosi per gli uomini, gli animali, i terreni e le acque attorno alla fabbrica. In bilico tra speranza e rassegnazione; ogni giorno Augusto attende che gli inquirenti lo chiamino e gli diano l'opportunità di raccontare la sua versione dei fatti, di spiegare le sue ragioni. È un'attesa straziante, la sua, fatta di rituali semplici, di passi lenti e precisi che a piedi nudi calpestano ogni singolo metro quadrato del suo appartamento; è fatta del ricordo del padre e della sua Bianchi colore del cielo, di leggende popolari che riaffiorano da un passato remoto. È un'attesa fatta di sapori, odori, colori e suoni del suo Salento, dei suoi ulivi e del colore intenso, quasi nero, del Primitivo. Con una lingua che ammalia, nella quale riecheggiano i ritmi e i suoni di un mondo arcaico e immortale, Andrea Salonia dà voce alle inquietudini di un uomo che nel confronto con il suo passato, con le sue speranze e con l'incorporeità dell'attesa tenta di scendere a patti con un drammatico presente. 
Tratto da libreria universitaria.it
 

Ne parla Il critico letterario Rosa Marrapodi

 

 

DOMANI, CHIAMERANNO DOMANI”  

di Andrea  Salonia  

2017 Mondadori  Electa S.p.A.,  Milano

 

Bruzzano Zeffirio (R.C.), 8 settembre 2017            

Recensione di Rosa Marrapodi

 

 

 

 

Non è una bella storia d’amore a lieto o tragico fine; non è un seducente romanzo d’avventura tradizionalmente inteso; non è un’intricata vicenda di guerra costellata da battaglie, vittorie e sconfitte.

Nonostante sembri, a livello contenutistico, tanto lontana e diversa dai classici della narrativa, l’opera di Andrea Salonia è, tuttavia, un interessante, riuscito romanzo che ti avvince, e non poco, fin dalle prime pagine.

 

In esso, infatti, l’amore, l’avventura, la guerra, le tre tematiche anzidette, convivendo in un contesto nuovo quanto diffuso ed attuale, risultano diversamente ed ampiamente presenti, così bene incastrati ed amalgamati da costituire la struttura portante, il pilastro e la resistente malta che tengono unita e coesa tutta la complessa impalcatura della vicenda umana narrata.

Essa ruota, infatti, intorno ad un’azione legale, un contenzioso di natura ambientale, il cui protagonista, suo malgrado, risulta essere Augusto, ingegnere, nella qualità di direttore di una fabbrica di acciaio, agli arresti domiciliari, misura cautelativa preventiva, con l’accusa di aver “architettato e messo in essere una condizione di pericolo per la pubblica incolumità” e favorito “un disastro ambientale” avendo “omesso con dolo l’attuazione di misure idonee per evitare l’emissione di sostanze nocive per la salute umana”.

 

Da stimato ingegnere e valido direttore di una nota, importante fabbrica d’acciaio, in un battito d’ali, Augusto si ritrova ad essere ritenuto “colpevole di assassinio multiplo”, responsabile di aver “ucciso ..ed ..avvelenato con la diossina” migliaia di capi di bestiame con le immaginabili nocive conseguenze per la salute umana. Incomincia, così, il calvario di Augusto e di sua moglie Graziella, dolce e volitiva, costante sostegno alle incertezze, agli inevitabili cedimenti psicologici del giovane sfortunato marito.

Ella, infatti, dalle infinite risorse, lo coinvolge nella vita domestica nel vano tentativo di non rendergli completamente vuota l’interminabile giornata, trascorsa nell’ozio a misurare i metri quadrati delle varie camere che compongono la sua casa.

Il protagonista, annientato dalla pesante tegola che improvvisamente gli è caduta addosso, non è più lo stesso uomo; sente, pertanto, il bisogno di stimoli nuovi per non sentirsi finito e fallito, in balia di una giustizia lenta, polverosa, insensibile alla sua legittima esigenza di essere ascoltato.

 

Cammina a piedi nudi sul pavimento per provare la sensazione di freddo sulla pelle, un fresco che serve a richiamarlo alla cruda realtà, a fargli sentire, comunque, di esistere ancora, di respirare e di sperare che qualcuno, domani, avrebbe avuto tempo per lui e l’avrebbe, finalmente, chiamato, perché dicesse le sue ragioni sull’incredibile accusa rivoltagli attraverso una chiarificazione dovuta, liberatoria, davanti all’autorità giudiziaria.

Sente forte, Augusto, il bisogno di dire la sua verità, di gridare al mondo ed alla giustizia la sua innocenza, ma le sue grida si perdono dentro di sé in un labirinto di silenzio senza fine.

Guarda, Augusto, scruta ogni cosa attentamente fin dove l’occhio spento può arrivare, ma resta muto “come un pesce”, “un albero secco…un sasso… una talpa cieca”, chiuso dentro “una bolla di sapone” pronta a rompersi.

Anche se fa di tutto - s’improvvisa falegname! - per non avvertire il peso dell’angosciosa attesa che lo divora, diventa un soggetto da psicanalisi dentro il suo carapace, da cui, tuttavia, sporge la testa per guardarsi attorno e trovare la forza di difendersi.

 

E’ così grande l’agitazione che lo pervade che diventa insensibile. Perde prima l’olfatto, dopo il gusto ed anche il tatto, sentendosi un “pesce senza lische”, “una sardina in iscatola”. E quando si convince che “le parole vanno innaffiate”, esce dalla sua “solitudine vergine”e riprende, pur continuando il suo monologo interiore, a parlare, usando le parole, una accanto all’altra, “come le palline colorate di un pallottoliere”.

L’onda dei ricordi, dalla sua infanzia in seno alla sua famiglia  al giorno dell’arresto, lo sommerge fino a farlo diventare, e non metaforicamente, sordo.

Trova, tuttavia, la lucidità di  procedere ad una lettura analitica, introspettiva, della propria vita, come fosse sul lettino dello psicanalista.

Sordo, una lumaca ricoperta di cera delle api, scisso dalla realtà, vede il rosso del sangue senza sentire il dolore delle ferite, Augusto è uomo del suo tempo, figlio della sua terra e del suo mondo, perché “non si può prescindere dalla considerazione dell’ambiente nello studio della realtà biologica”, qualunque essa sia, diceva il famoso clinico prof. Domenico Pisani (1896 - 1985), mio illustre concittadino.

Quella di Augusto, infatti, rappresenta una complessa psicologia umana, raccontata da Salonia attraverso una forte carica emotiva ed una narrazione coerente ed incisiva degli assunti sostenuti, scaturiti dal contesto piccolo contadino-borghese in cui il protagonista è nato, maturando le sue prime esperienze di vita.

 

In sostanza, egli è padre, figlio, marito, contadino, ingegnere dell’ambiente che avrebbe contaminato, vicenda a causa della quale da “uomo di qualità”- non era mai stato un inetto! – passa a sentirsi una nullità, perdendo la sue belle credenziali nel breve tempo della notifica dell’atto giudiziario, che si traduce nel carcere prima e agli arresti domiciliari dopo, nella perdita della libertà, oggettivamente impossibilitato ad operare fuori delle pareti domestiche.

Bella, profonda, non certamente stucchevole e pittimosa, la chiusa di ogni capitolo, che, pur attraverso qualche variante lessicale, non cambia nella sua intensa significazione.

Essa, infatti, è espressione dell’angoscia spasmodica di un’anima in attesa di conoscere il proprio destino, specchio di un’intima pena, rivelatrice di un “io” sensibile che anela, con il fisico e con lo spirito, alla verità ed alla libertà.

Questa è la prima opera di Andrea Salonia. Siamo fermamente convinti che non sarà l’ultima!

 

Rosa Marrapodi

                                         

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Bruzzano Zeffirio (R.C.)      

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