C'era una volta l'Italicum. L'uguaglianza del voto” sembra ossessionare i giudici della nostra Corte Costituzionale

28.02.2018   18:30 - 

di Roberto Maddaloni -

   C'era una volta l'Italicum.

“L'uguaglianza del voto” sembra ossessionare, e non da adesso, i giudici della nostra Corte Costituzionale chiamati a valutare la costituzionalità di un sistema di voto per l'elezione del Parlamento. Vediamo di capire, dalla lettura della sentenza n. 35/2017 i principi che la Consulta ha utilizzato per dichiarare incostituzionale il famigerato “Italicum” di “renziana memoria”. Primo fra tutti il principio “dell'uguaglianza del voto”. Basta trovare il modo di mettere sotto accusa il “ballottaggio”, introdotto dall'Italicum nel nostro sistema elettorale. E la Corte lo fa sostenendo la tesi che il secondo voto, quello del ballottaggio trasforma “artificialmente una lista che vanta un consenso limitato, ed in ipotesi anche esiguo, in maggioranza assoluta”, violando così il principio di uguaglianza del voto. E ad ulteriore esplicitazione delle sue tesi sul ballottaggio si spinge fino a dichiararlo un'operazione del tutto artificiale perché “prevedendo il ballottaggio una competizione risolutiva fra due sole liste prefigura stringenti condizioni che rendono inevitabile la conquista della maggioranza assoluta dei voti espressi”. In sostanza l'art. 48 della nostra Costituzione sancisce il principio di uguaglianza del voto e non solo a quello in entrata (il primo turno) ma anche a quello in uscita (secondo turno) fino a sostenere che il ballottaggio dell'Italicum comporta “una valutazione del peso in uscita fortemente diseguale” per cui “l'assegnazione di una maggioranza di seggi alla lista che con l'Italicum abbia conquistato la maggioranza dei voti al secondo turno, è incostituzionale”. Secondo questo principio è incostituzionale, allora, pure  l'elezione dei Sindaci nei Comuni sopra i 15 mila abitanti, scelti con il ballottaggio? Nient'affatto! Ma quale e quanta sottigliezza nei sacri e dotti custodi della Costituzione e  delle nostre leggi! Sentite il ragionamento ad hoc della Corte: “La valutazione delle disuguaglianze del Voto in uscita non si applica a livello subnazionale (i Comuni), ma solo a quello nazionale”. Amen

E allora il ballottaggio di Macron in Francia? Secondo il ragionamento dei nostri giudici, l'artificio del ballottaggio che restringe la competizione tra i due candidati più votati al primo turno e ha consentito a Macron di essere eletto con il 66% dei voti, è “irragionevole” ideo “incostituzionale”.Magra consolazione per noi. Intanto constatiamo che oggi i francesi hanno un Presidente che dura in carica cinque anni e non una palude, come da noi, da cui non sappiamo come e quando usciremo. Almeno fino a quando prevarrà l'atavico pregiudizio proporzionalistico in materia elettorale che, come per un corto circuito partitico e politico, serve a tutelare la casta e a perpetuare l'intervento della Corte in materia elettorale, come puntualmente è avvenuto fino ad oggi.

                         Roberto Maddaloni