LUOGHI SACRI IN ASPROMONTE

12.04.2016 13:12

Rubrica società a cura di Cosimo Sframeli

       Una coscienza credente e matura cerca nei percorsi della fede biblica gli orientamenti che, non ricurva su di sé, aiutino a crescere come persona aperta a servire la comunità nel luogo dove vive, come persona capace di edificare, lasciandosi educare a vivere in questo mondo nella sobrietà o dominio di sé, nella giustizia o cura dei poveri e dei deboli, nel culto esistenziale ed essenziale della vita.

‘Ndrangheta e religione è un binomio da far ribollire il sangue nelle vene. Si vorrebbe che la mafia calabrese fosse avvezza a servirsi della religione usandola come mezzo per legittimare il proprio ruolo di predominio sulla gente. La Chiesa tace e subisce, salvo poi tentare di ribellarsi. Si afferma da tante parti che i mafiosi sfruttino le celebrazioni eucaristiche, le feste patronali e i suoi riti, l’area che circonda certi luoghi sacri, per darsi tono e visibilità, per poter definire pubblicamente la propria posizione sociale di potere. Non si è visto che un boss, tra omicidi ed estorsioni, trovi il tempo e la fede per sedersi nei banchi della prima riga, in Chiesa, durante la celebrazione eucaristica. Si è sentito dire che imponga la propria persona nel trasportare le immagini sacre nelle processioni del paese. Né che durante la celebrazione della S. Messa della Domenica, si siano notati ‘ndranghetisti inginocchiarsi al momento della consacrazione, confessarsi e comunicarsi, accostarsi ai sacramenti e chiedere perdono per il male fatto. Sarebbe un affronto inaccettabile non solo per l’organizzazione criminale a cui appartengono, ma per l’intera comunità cristiana, per tutta la gente di Calabria che da secoli chiede giustizia, per la gente della seducente Montagna, aggrappata alla propria dignità, che non vuole perdere, che vuole restare fuori dalla storia scritta da stranieri vincitori. Il Santuario della Madonna di Polsi o della Montagna, è sperso tra radure e boschi, nel cuore dell’Aspromonte, racchiuso come un’isola solitaria nel Comune di San Luca, uno dei luoghi più violentati dalla ferocia mafiosa e dalla malvagità di tanti combattenti nelle fila dei c.d. “regolari”. Si vorrebbe che la Madonna, pregata da buoni e cattivi, fosse esclusiva della ‘ndrangheta, in beffa al vecchio e nuovo Testamento. Maria SS di Polsi, Madre del Divin Pastore, Madonna della Montagna rivestirebbe, dunque, nei riti caratteristici della ‘ndrangheta, un’importanza sia simbolica sia pratica fondamentale dell’uso mafioso. Un giornalista venuto dal nord, sicuramente un burlone, presentatosi come esperto in cose di mafia, ha scritto su una testata a tiratura nazionale che “spesso l’immaginetta di questa madonna viene messa nelle tasche delle vittime di agguati”. Senza, a tal proposito, per curiosità, indicare i nomi dei morti ammazzati sui quali i killer avrebbero avuto il tempo e il modo di lasciare l’immagine sacra. Un altro giornalista, caduto dal cielo, dice che in questo luogo dell’Aspromonte ci sono le radici de “l’albero della Scienza”, e nessuno lo sapeva, l’albero che con la sua simbologia rappresenta la struttura mafiosa calabrese: “Il fusto rappresenta il capo di società; il rifusto il contabile e il mastro di giornata; i rami i camorristi di sangue e di sgarro; i ramoscelli i picciotti o puntaioli; i fiori rappresentano i giovani d’onore; le foglie rappresentano la carogne e i traditori della ‘ndrangheta che finiscono per marcire ai piedi dell’albero della scienza” (descrizione riportata ne “Il codice della ‘ndrangheta” del 1927).  Vero è che ogni anno, i primi di settembre, a Polsi si celebra la festa della Madonna, una solenne occasione che richiama migliaia di fedeli da tutta Italia e anche dall’estero. Per usanza ormai secolare, insieme ai pellegrini giungono i rappresentanti di ogni famiglia di ‘ndrangheta, non il gotha. Senza dover profanare il luogo sacro, mai durante le celebrazioni religiose e neanche all’ombra del Santuario, ma in comode radure, si ritrovano i gregari delle famiglie per dar luogo all’annuale riunione. Si aggiornano vicendevolmente sulle novità che li riguardano, non si stringono alleanze, non si dichiarano guerre, non si incoronano boss, non si prendono decisioni che possano influenzare le sorti dell’Onorata Società. L’usanza degli uomini della ‘ndrangheta di ritrovarsi a Polsi, in occasione della festa mariana, settimana prima o settimana dopo, è di antichissima data. Già nel 1903, si parlava di questo costume che ai tempi avvenne a “Serro degli Zappini”, una spianata lontana dal Santuario contenuta in una rigogliosa vegetazione. Fu nel 1969 a Montalto, invece, il primo summit, presieduto da Peppe Zappia da San Martino di Taurianova, interrotto da Polizia e Carabinieri, dove la ‘ndrangheta di tutta la Provincia si diede appuntamento, per riunire tutte le ‘ndrine e diventare una sola forza mafiosa da esternare nelle strategie locali, regionali, nazionali e internazionali. Nel 1999, la Chiesa manifestò in maniera vibrata il suo dissenso verso l’iniziativa di identificare tutte le persone che affluivano nella “Pia Valle” in occasione della festa della Madonna. Nonostante l’elenco dei latitanti fosse impressionante, in questo luogo, per queste ricorrenze religiose, non fu mai catturato nessuno. E’ strano il volto di questa contro-religione, molto distante dal volto sofferente di Cristo sulla Croce. Bisogna comprendere l’essenza della cultura che caratterizza l’Onorata Società, disponendo di idonee chiavi di lettura per un’analisi condotta solo da chi ha un bagaglio culturale e di esperienza tale che possa consentire di conoscere approfonditamente l’essenza e il modus operandi della ’ndrangheta. C’è chi considera le primitive manifestazioni della ‘ndrangheta il frutto di uno sterile tentativo di nobilitazione e un elemento folkloristico fine a se stesso, privo di implicazioni nel mondo reale. L'appartenenza alla realtà malavitosa calabrese rivela, sorprendentemente, un'origine ben più lontana dalla realtà popolare. Affinché tale fenomeno venga compreso nella sua totalità, è necessaria una lettura molto ampia, affrontata su vari livelli e fondata su una pluralità di punti di osservazione. Non si può pensare di analizzare la ‘ndrangheta rimanendo legati esclusivamente ad un unico punto di vista, rischiando così di fossilizzarsi in una visione limitata e priva di autenticità. E' noto che gli esponenti della malavita tramandino a voce tutte le formule e le leggi che regolano la società, vigendo l'assoluto divieto di trascrizione delle stesse per preservarne la segretezza. Nonostante ciò, si è in possesso di esemplari di manoscritti in dialetto, classificati come codici. Tali testi costituiscono un valido supporto, contenendo riti di affiliazione e promozione, nonché una dettagliata definizione del comportamento da assumere nel contesto societario. La caratteristica che più denota l'inquadramento dei rituali della ’ndrangheta è l’esplicita simbologia rivolta alla morte del candidato e alla sua resurrezione, possibile solo a seguito dell'investitura. Basti pensare al rito del battesimo, citato nei codici, che si rifà al battesimo cristiano. Il confronto con le Sacre Scritture è di grande significato, ma con un netto distinguo tra sacro e sacrale. Dunque, fuori la religione.

Di fronte al naufragio delle coscienze, condizionati dalla paura e dall’ignoranza, piuttosto che “bombardare”, “affondare”, “distruggere”, “respingere”, diventa urgente recuperare l’umano, lasciandosi interpellare dalla Madonna della Montagna, che ha fatto suo il volto del forestiero, dell’affamato, del nudo, dell’orfano, della vedova, del carcerato, del soldato e lasciarsi modificare, arricchire, ridefinire dal suo volto senza barriere confessionali, politiche, sociali, di razza. Dall’esperienza umana del divino scaturisce un invito a guardare con lucidità i frammenti di storia, senza oscurità e solitudine. Un mondo più umano di fronte agli idoli del narcisismo, del possedere e del dominare la civiltà, che registra nel luogo sacro di Polsi “scintille luminose”, emanate dalla Croce di Polsi, considerate segni di speranza e di un ritorno alla divina spiritualità dell’Aspromonte oltraggiato.