AUTORI DI STUDI LINGUISTICI STORICI E FILOLOGICI SUI GRECI DI CALABRIA. GLI SCRITTI ALLA FINE DEL 1900. WITTE, MORELLI, POTT, LOMBROSO, COMPARETTI, TARRA, PELLEGRINI (1/4 cont.)

31.05.2016 18:16
Rubrica Europa Ellenofona di Filippo Violi
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GLI SCRITTI ALLA FINE DEL 1900

Straordinaria è l'ampiezza e la vastità degli studi che documentano la storia della Bovesìa e della sua lingua, sia tra gli studiosi italiani che stranieri. L'enorme mole delle pubblicazioni rende più che mai imprescindibile la conoscenza, sia pure sommaria, degli autori e delle riflessioni critiche che questi autori hanno fatto sull'isola ellenofona. Questa raccolta che amplia e riprende quella già pubblicata nel mio primo libro sulla letteratura grecanica, non sarà probabilmente esaustiva ma servirà per una conoscenza sufficientemente completa ad avere un'idea degli studi e dei saggi critici relativi al mondo grecanico. I temi che hanno impegnato intere generazioni di studiosi sono stati ripresi dagli ellenofoni ed ellenofili di Calabria con buona pace di certi tardi epigoni della cultura da passerella e da improvvisate contingenze. Questo capitolo, che comprende gli autori e gli scritti pubblicati fino al 1900, si apre con la figura di Karl Witte che, dopo essere stato a Bova, diede per primo concretamente notizie sui Greci di Calabria in epoca moderna.

 

KARL WITTE

La lingua greca che stava ormai avviandosi ad essere patrimonio della sola società agro-pastorale dell'intera Bovesìa, ricominciò ad emergere, celebrando di nuovo la sua presenza ufficiale tra le lingue parlate. Della sua esistenza diede notizia in epoca moderna Karl Witte che, nel 1821, pubblicò in un articolo1, uno dei tre canti raccolti a Bova: Ilio pu jà olo ton cosmo porpatì (Sole che cammini per tutto il mondo). Gli altri canti raccolti furono Cazzèddha àssu pòni i cardìa (Fanciulla che ti duole il cuore) e To psèro certa ti esù mu gapài ( Lo so per certo che tu mi ami). I canti furono successivamente illustrati dal Mezzofanti e di seguito consegnati al prof. Pott che li pubblicò nel XI volume del «Philologus» nel 1856, insieme ad una cinquantina di vocaboli della lingua di Bova. Gli stessi canti furono infine riprodotti da Domenico Comparetti nel giugno del 1859 nello «Spettatore Italiano». L'interesse destato dalla scoperta del Witte sull'esistenza di quella piccola geografia umana che parlava ancora la lingua greca, rivelò in breve tempo un'ampia e ininterrotta schiera di studiosi che si volsero a studiare gli ultimi documenti di una lingua sparente.

1 Griechische volkslieder in Suden von Italien, in <<Gesellschafter>>, n.105, p.697

 

TOMMASO MORELLI

Passò più di un quarto di secolo prima che la scoperta del Witte fosse ripresa e le ricerche filologiche intorno alla lingua dei Greci di Calabria cominciassero ad offrirsi a un pubblico più vasto di lettori e di studiosi. Non siamo ancora agli studi veri e propri. La lingua greca di Calabria non è moneta che possa circolare facilmente tra gli studiosi impegnati. Le stesse condizioni fisiche del territorio in cui essa si parla, scoraggiano un impegno più organizzato. E' solo nel 1847 così che il Morelli dà notizie sui paesi greci della Calabria, disegnando approssimativamente usi e costumi di quelle popolazioni. L'opuscolo da lui pubblicato, <<Cenni storici intorno alle colonie greco-calabre>> ( Gutemberg, Napoli,1847), conteneva inoltre un catalogo di 350 vocaboli. Da questo momento in poi, una società muta ormai da troppo tempo, comincia a far sentire la propria voce, anche se mediata dai primi rari ricercatori della cultura grecanica.

 

AUGUSTO FEDERICO POTT

La biografia culturale del Pott relativa alla grecità calabrese lo vede schierato, comunque senza uno studio approfondito, sulle tesi del neogrecismo della lingua greco-bovese. Il Pott escluse una persistenza magnogreca nelle nostre zone dovuta, più che altro, a suo parere, alla conquista romana. Sull'ellenismo nell'Italia meridionale egli indulse a discutere con Karl Witte, sostenendo le sue convinzioni. Dallo stesso Witte ebbe infine i canti che questi aveva raccolto a Bova e li riprodusse, insieme ad un breve lessico, sul «Philologus», nel 1856, col titolo di <<Altgriechische im heutigen Kalabrien?>>, accompagnandoli con un lucido e interessante commento.

 

CESARE LOMBROSO

Una lente di microscopio, curva su un mondo per la maggior parte in dissoluzione, soprattutto dopo la cacciata dei Borboni, è quella che il Lombroso mette a fuoco nel 1862, trovandosi per alcuni mesi in Calabria.

L'anno dopo, nel 1863, egli pubblica nella «Rivista Contemporanea» (vol. 35 pp. 400 e segg.), un articolo dal titolo <<Tre mesi in Calabri >>, e alcuni frammenti di canti greci in cui dà notizia dell'esistenza di alcune colonie greche. Una ventina di versi in tutto che riprenderà e pubblicherà più tardi in un suo studio, nel 1898, col titolo di <<In Calabria>> 2. Il Lombroso, medico, intellettuale positivista, con la dottrina che gli è propria, esamina i guasti del tessuto connettivo della Calabria post-unitaria, frugando tra le piaghe e mettendo in evidenza i guasti prodotti dall'amministrazione borbonica. Nè sfugge al nostro studioso che il "vento della rivoluzione unitaria" era stato "così ricco di promesse e così sterile di fatti". A lui dobbiamo alcune notizie storiche importanti e la definizione fisica e caratteriale dei Greci di Calabria, che egli definisce linfatici e nervosi, vicini all'antico aspetto degli abitanti dell'Attica, coi lineamenti aggraziati, la fronte alta e il naso aquilino.

2 C. Lombroso, In Calabria, Casa del Libro, Reggio Calabria, 1980

I cinque canti che egli raccolse sono mutili per la maggior parte, e trascritti in maniera approssimativa a causa anche della difficoltà che il Lombroso affrontava nel trascrivere i suoni ascoltati che non comprendeva bene.

 

DOMENICO COMPARETTI

E' certamente con Domenico Comparetti però che i testi greco-calabri, ormai meno esigui sul piano poetico e quantitativo, cominciano a diventare spie dell'affermarsi di un interesse diverso e più organizzato. Dalla testimonianza si passa allo studio vero e proprio. I frammenti pubblicati precedentemente e le liriche raccolte dal Comparetti, attraverso l'opera indefessa di Francesco Tarra, puntellano e testimoniano una cultura più vasta e più vivace di quanto si possa pensare. Nel 1859 lo studioso aveva già pubblicato e commentato nello <<Spettatore Italiano>> i canti del Witte e, nel 1863, nei numeri 126,134,140 della <<Rivista italiana>> aveva fatto conoscere al lettore alcuni canti greci di Calabria. E' nel 1866 però che vedono la luce i <<Saggi dei dialetti greci dell'Italia meridionale >>, un'antologia di canti bovesi e della Puglia. I canti di Bova compresi nello studio del Comparetti erano trentotto in tutto, di cui alcuni già editi. Una breve prefazione, alcuni interrogativi lasciati momentaneamente irrisolti, veloci notizie storiche e linguistiche precedevano la pubblicazione del lavoro che si chiudeva con parecchie note filologiche ed esplicative su alcune parole della lingua grecanica di difficile interpretazione. I canti furono riportati in caratteri latini con traduzione italiana e trascrizione in caratteri greci, dando prova così il Comparetti di un'ottima competenza e preparazione.

Per la raccolta egli era stato aiutato dal Francesco Tarra che li inviava allo studioso così come riusciva a conoscerli. Da questo momento in poi la dialettologia italo-greca segna un salto di qualità rilevante e prezioso. L'opera del Comparetti infatti stimolò negli altri studiosi il desiderio di saperne di più su queste colonie e sulla lingua da loro parlata. Il boccone era troppo ghiotto per lasciarlo perdere. Tra l'altro il Comparetti si riprometteva di completare il lavoro iniziato con altri saggi e un buon indice lessicale.

Si cominciava insomma ad organizzare, in assenza di dati più estesi, un vasto movimento di interesse e di studio che sarebbe stato negli anni foriero di tante novità.

 

FRANCESCO TARRA

Ai margini confinanti l'area grecanica, ma non per questo meno importante, si trova il lavoro di ricerca svolto da Francesco Tarra. Dobbiamo a lui il recupero di tante liriche inedite pubblicate dal Comparetti nei <<Saggi dei dialetti greci dell'Italia meridionale>>.

E' lo stesso Comparetti a darne notizia: "Tutti i canti pubblicati fino al dì d'oggi sono stati da me riuniti a questa raccolta della quale però la parte principale è costituita da saggi inediti. Questi non sono stati raccolti sul luogo da me stesso, ma li debbo alla liberale cortesia di persone amiche e premurose di favorire le mie ricerche a ciò relative. Principalissimo benefattore di questa raccolta è stato il prof. Tarra...3".

Il Tarra, alunno della scuola normale superiore di Pisa e dello stesso Comparetti, fu insegnante presso il Regio Liceo ginnasiale di Reggio Calabria. Anche se non si conosce con esattezza il luogo e la data di nascita, che ci pare - non senza fondamento – possa essere indicata al 4 dicembre del 1837. In ciò aiutati dalle carte conservate presso l'Archivio di Stato e appartenenti al Liceo ginnasiale della scuola di Reggio Calabria dove, nel 1865, aveva ottenuto una supplenza di letteratura greca e latina.

E’ stato interessante prendere visione del fitto carteggio che era intercorso tra il Tarra e il Comparetti relativo ai canti, che egli corredava sempre di note, e ad usi e costumanze dei Greci di Calabria, considerato che il Tarra aveva raccolto dal vivo il materiale che inviava puntualmente al suo maestro. In qualche lettera inviata al Comparetti, scrive il Tarra: Pregiatissimo Signore, (…) tra i miei scolari di classe settima ed altre va conto tre o quattro giovani greci, nativi appunto di quei villaggi da lei indicatemi: non li ho finora interrogati, non avendoli ieri visti alla lezione: credo nondimeno, che da loro ci sarà da ricavare qualche cosa: per lo meno mi potranno sempre fornire un grande numero di frasi, delle quali fanno uso ogni ora sia parlando tra loro, sia parlando coi loro genitori, i quali, a quanto mi fu detto, non conoscono altra lingua, che la loro greca.

Ma spero di poterle mandare anche alcune canzoni popolari: so che esistono e che sono cantate tuttodì, specialmente in alcuni villaggi, dove la popolazione è quasi tutta greca.

Non appena avrò qualche giorno di vacanza, intendo fare in compagnia di qualcuno dei miei scolari greci una passeggiata verso questi villaggi, e ivi potrò raccogliere i canti dalla bocca stessa dei contadini….4

E' stata la vita operosa e l'amore per la cultura letteraria e storica di questo, come di tanti altri ricercatori, che ha consentito di riannodare le fila di una tra le più antiche culture, dimenticata e confinata tra i monti di un impenetrabile Aspromonte.

 

ASTORRE PELLEGRINI

Astorre Pellegrini dà voce alla sua fatica letteraria addentrandola da subito nelle visceri sofferte del mondo grecanico senza però lasciarsi abbagliare o conquistare dalla sparente umanità di quel mondo stesso. E' l'antico vezzo dei linguisti. L'angoscia per il recupero di un lemma rende diafana ed invisibile la presenza dell'uomo, che è tale e esiste solo in quanto dalla sua bocca si riesce a cogliere il frutto della ricerca. Così fu prima, così fu col Pellegrini, che anzi caricherà di maggior frutti i suoi scritti successivi; così sarà anche dopo per molti altri studiosi. Nella premessa al suo libro, <<Il dialetto greco-calabro di Bova5>>, il nostro autore chiudeva infatti con un invito agli studiosi a raccogliere quanto più possibile di quel poco che rimaneva della lingua grecanica. Sfuggiva al Pellegrini che per salvare una lingua, o i suoi miserevoli avanzi, era prima di tutto necessario salvare il suo portatore: l'uomo. Quello stesso uomo cui egli aveva negato di possedere coscienza delle loro sventure politiche, perché nei canti, quelli di sì fatta ispirazione civile, erano assenti6. Ma tutto questo è un argomento che rimarrà a lungo trascurato. Ma, al di là di questa doverosa precisazione, facciamo posto all'operosità filologica e di ricercatore del Pellegrini. Brilla di luce riflessa l'attività di ricercatore dello studioso che, fin dalle prime battute anticipa come il suo importante lavoro filologico e lessicale sia dovuto alla solerzia del raccoglitore e traduttore Giuseppe Viola ( vedi, La letteratura grecocalabra7), giovane studente bovese, il quale raccolse e tradusse gran parte del materiale pubblicato dal Pellegrini.

Il lavoro del Pellegrini, pubblicato nel 1880, seguiva di poco, solo nella stampa, quello del Morosi e quello del Comparetti. E i tre autori possono essere assunti come pietre miliari nella storia linguistica della grecità meridionale in epoca moderna, sia per quanto attiene alle precise note etimologiche, che per la ricchezza e il recupero di canti, saggi, motti, termini lessicali. Il dialetto greco calabro di Bova rivelava altri testi della scarsa letteratura orale esistente, comprendendo ben 75 canti, alcuni proverbi, saggi letterari, le traduzioni del Viola, un breve indice toponomastico e onomastico bovese, orazioni. Nè, in assenza di dati più estesi, il Pellegrini intendeva fermarsi a quanto pubblicato per una più valida testimonianza e conoscenza della lingua grecocalabra. Tant'è che l'autore stesso aveva preannunciato la prossima pubblicazione della Fonologia e della Morfologia. L'opera purtroppo non andò alle stampe e non ebbe destino di circolazione, pur essendo, fin da allora, come egli stesso aveva affermato "lavoro già pronto8". Comunque lo si intenda il Pellegrini rimane un robusto interprete della grecità calabrese e - come ben affermano nei <<Testi Neogreci di Calabria >> il Rossi Taibbi e il Caracausi - fonte unica per almeno trenta canti e sei proverbi9”. Un'ultima annotazione merita di essere commentata. Nel suo lavoro il Pellegrini aveva infatti pubblicato, con qualche variante, il testo già ripreso dal Comparetti della <<Romeopùddha>>, corredandolo con i due canti esistenti in Grecia di Rumelia e di Zacinto, già compresi nella raccolta del Passow (Tragùdia Romaicà, Lipsia,1860). Sul canto, quasi completamente estraneo alla tradizione lessicale bovese, si svilupparono le discussioni più ardite relative all'origine della lingua grecanica.

 

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1 Griechische volkslieder in Suden von Italien, in <>, n.105, p.697
2 C. Lombroso, In Calabria, Casa del Libro, Reggio Calabria, 1980
3.D. Comparetti, Saggi dei dialetti greci dell'Italia meridionale, Forni editore, Pisa, 1866, p. XIV 
4. 27 novembre 1864. Per la corrispondenza tra il Tarra e il Comparetti vedi: F. Violi, La corrispondenza epistolare tra Francesco Tarra e Domenico Comparetti (1864-1870), Quaderni di Cultura Grecocalabra, n. 14, IRSSEC, Bova Marina 2005
5 A. Pellegrini, Il dialetto greco-calabro di Bova, Forni, Bologna, 1970. Ristampa anastatica dell’edizione del 1880 
6 A. Pellegrini, La poesia di Bova, in in Canti del popolo reggino, a cura di M. Mandalari, Forni editore, Bologna, 1970,
   ristampa anastatica dell’edizione di Napoli, Morano, 1881. pp. 353-381 
7 F. Violi, La letteratura Grecocalabra, vol. I, Iiriti editore, Reggio Calabria, 2008, cap. XIV, 1. 
8. A. Pellegrini, Il dialetto greco-calabro di Bova, Forni, Bologna, 1970. Ristampa anastatica dell’edizione del 1880 
9 G. Rossi Taibbi, «Prolegomeni» a Testi Neogreci di Calabria, ISBN, Palermo, 1959, p. XXX